Carciofo: la forza della primavera

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A primavera è tempo di rinnovamento anche per i nostri organi, primo fra tutti il nostro fegato.

Il carciofo (Cynara scolymus) è un ortaggio con specifico tropismo diretto verso il fegato. La cinarina, alcaloide dal sapore amaro ha un’efficace azione epatoprotettiva e coleretica attraverso la stimolazione della produzione della bile. Di conseguenza il carciofo ha un’efficace azione ipocolesterolemizzante, sia attraverso l’eliminazione del colesterolo attraverso la bile sia aumentando la conversione del colesterolo in acidi biliari. La cinarina tuttavia viene inattivata dalla cottura, per cui per usufruire del massimo effetto ipocolesterolemizzante e digestivo dei grassi conviene consumare il carciofo crudo, tagliato sottilissimo condito con olio, sale e qualche goccia di limone. In questa forma ha anche un’intensa azione drenante sul fegato, attivando la diuresi. La bollitura invece fa perdere buona parte della cinarina e delle sue proprietà.

I carciofi contengono moltissima fibra: una porzione (250 g) copre la metà del fabbisogno quotidiano di fibra alimentare. Per questo motivo attiva la peristalsi intestinale e regolarizza il ritmo dell’alvo, contrastando il rischio del tumore del colon retto. Tra le fibre alimentari particolarmente importante è l’inulina (contenuta anche nella cicoria e nel topinambur), una fibra che nutre la microflora batterica intestinale positiva, svolgendo un’azione prebiotica. La  cottura scinde l’inulina in unità di fruttosio rendendo questa fibra molto assimilabile, per cui controindicata nell’alimentazione dei soggetti diabetici.

Una porzione di carciofi (250 g) apporta anche 215 mg di calcio e 2,5 mg di ferro, un quinto del loro fabbisogno giornaliero. La disponibilità del ferro aumenta nel carciofo cotto in quanto l’inulina nel carciofo crudo ne riduce l’assorbimento. Il carciofo cotto, anche in virtù del suo contenuto in tannini, è molto indicato nel trattamento delle anemie e sideropenie. La presenza di acido folico e ferro rende il carciofo un tonico della stanchezza di primavera.

Inoltre il carciofo contiene discrete quantità di vitamina A, C e niacina nonché di sostanze antiossidanti (flavononoidi e acidi fenolici tra cui l’acido clorogenico) sebbene queste ultime siano strettamente correlate alla variabilità genetica.

Il carciofo è controindicato nei soggetti che presentino difficoltà epatopancreatiche soprattutto nella modalità cotta per il maggiore stimolo del ferro sul fegato. E’ controindicato anche nelle puerpere in periodo di allattamento per effetto dell’inibizione di  enzimi indispensabili per la secrezione del latte.

Buon appetito con un piatto di spaghetti integrali con carciofi o di carciofi ripieni con mollica di pane!

 

 

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